A Novara il disagio si combatte con le canzoni afro-dialettali

Il gruppo dei “Barlafus” suona con i musicisti profughi del centro di accoglienza

Quando la canzone lombarda incontra i tamburi africani nasce un’amicizia speciale: è andata così tra «I Barlafus» novaresi e quattro profughi che oggi alle 16 sono protagonisti dello show musicale nella piazzetta di via Monte San Gabriele. L’evento fa parte del progetto «Piazzati ma non spiaggiati» con cui la parrocchia San Francesco ha partecipato a un bando della Provincia. Tutto è partito proprio dalla chiesa del quartiere Sud che ha denunciato l’abbandono dei pochi spazi di aggregazione del quartiere e la nascita di piccole «bande» di ragazzi. Un momento ha segnato l’inizio della svolta: il 20 marzo 2016 alcuni scout sono stati aggrediti da altri adolescenti mentre attraversavano la piazza di via Monte S. Gabriele. Lì oggi ci sarà lo spettacolo.

I tre musicisti e cantanti «Barlafus», Marco e Simone Dabbene, gemelli di 19 anni, e Jimmy Gabriele Ballarè, di 20, sono animatori in parrocchia e tramite Claudio Fontaneto, presidente del Csi e anche lui attivo a San Francesco, hanno conosciuto gli ospiti del centro di accoglienza di viale Giulio Cesare 8 che ospita 44 richiedenti asilo. «La spontaneità, l’umorismo e la bellezza delle canzoni milanesi del nostro repertorio che è quello di Gaber, i Gufi e Svampa – dice Marco Dabbene – si adatta bene con i ritmi e la voglia di suonare dei ragazzi africani. Ci divertiamo moltissimo».

«La mia vita in musica»

Con Samuel Godwin, Boukaima Nomoko, Imana Idion e Israel Nnabuchi suonano da un paio di settimane e oggi è il debutto davanti al pubblico. Il loro pezzo forte è «Il gallo è morto» dei Gufi che già è uno spasso di lingue diverse, poi lo «scioglilingua» folk «La Rosina la va al mercato», «Il leone si è addormentato» che salta dall’italiano all’inglese con venti minuti di improvvisazione pura e «The story of my life», la canzone scritta da Israel per raccontare la sua vita. Nigeriano di Lagos, ha 26 anni, è in Italia da dieci mesi: «Ho iniziato a cantare a 13 anni nel coro della chiesa – racconta – e la passione per la musica non mi ha più lasciato. In Nigeria ho composto 128 canzoni, tre sono state registrate in studio: hip-hop e rap cristiano. Ma non mi bastava per vivere e così sono partito». Israel è pure ballerino e coreografo e oggi dirigerà le danze di gruppo in piazza.

Anche Samuel è cantante e musicista: sta lavorando in uno studio di registrazione con un gruppo di connazionali nigeriani. «Per i ragazzi è molto importante suonare e cantare – commenta Fabiola Lopez, assistente sociale -. Spero che questa esperienza possa diventare stabile». I mediatori Karim Alissa e Bah Cherno Mansour aggiungono: «Cerchiamo di creare legami con la gente di Novara e il territorio. Non sono abituati a stare in mezzo a tante persone. Siamo andati al cinema: per qualcuno è stata la prima volta nella vita».

[fonte: lastampa.it]